RESIDUO FISCALE: LA MAPPA DEL DARE E AVERE IN ITALIA

da Gianluca Marchi
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Il Fronte di Liberazione Fiscale, in queste sue prime settimane di vita, parla molto di residuo fiscale. Il nome potrà apparire ostico, ma il concetto è semplice: si tratta, della differenza fra il totale delle tasse che un cittadino di una certa regione paga ogni anno, in media ovviamente, e il valore dei servizi pubblici che riceve dalle varie amministrazioni dello stato. Se questa differenza è positiva, vuol dire che quello specifico cittadino paga più tasse dei servizi che riceve e la cifra preceduta dal segno più è l'equivalente delle sue tasse che finisce a vantaggio di qualcun altro. Se invece la differenza è negativa, vuol dire che il nostro cittafino medio riceve sotto forma ddi servizi pubblici un valore superiore alle tasse che versa: in sostanza c'è qualcun altro che paga per lui. Unioncamere del Veneto analizza questi dati e compone la graduatoria. Nell'articolo che pubblichiamo qui di seguito, tratto da sito www.unioncameredelveneto.it, vengono analizzati tutti i dati del bilancio statale 2012 (gli ultimi disponibili nel loro complesso) e ne viene fuori la graduatoria che potete leggere in tutta la sua chiarezza. Molte altre parole non sono necessarie.

La mancata attuazione del federalismo fiscale ha di fatto prodotto una situazione di stallo generalizzata dovuta all’incertezza di reperimento delle risorse delle Regioni. Secondariamente, il progressivo peggioramento dei conti pubblici nazionali ha indirizzato il Governo a rallentare le spinte centrifughe di Regioni ed Enti locali, anche attraverso l’imposizione di uno stringente Patto di stabilità interno. Infine, la presenza di un sistema regionale di redistribuzione delle risorse fortemente sperequato e verticale, basato sostanzialmente sulla spesa storica e non sulla virtuosità amministrativa, non favorisce la responsabilizzazione dei governi locali e l’autonomia degli enti periferici. Il sistema della spesa storica ha cristallizzato le necessità finanziarie di un determinato periodo, trascinandole per decenni e generando una situazione di iniquità non accettabile in un sistema istituzionale che si avvia ad essere federale. Il perdurare di tale situazione di stallo, fatta di passi in avanti e incomprensibili rallentamenti, ha finito per danneggiare costantemente le Regioni più dinamiche e con una maggiore capacità fiscale: queste Regioni si trovano “intrappolate” tra i vincoli rigorosi del Patto di stabilità interno – derivanti dalle necessità di sanare le finanze pubbliche – e tra i flussi perequativi di entità elevata non compatibile con un sistema “quasi federale”. Qual è il “costo” della mancata attuazione del federalismo? È possibile ottenere la risposta attraverso il calcolo del residuo fiscale: di seguito si propone un aggiornamento al 2012 di uno studio realizzato per la prima volta da Unioncamere del Veneto nel 2007 e pubblicato nel Quaderno di ricerca n. 8 (“I costi del non federalismo”).

Al fine di quantificare il “costo” del rinvio del federalismo è necessario in primo luogo delineare il quadro attuale dei flussi finanziari tra le varie aree territoriali del Paese e tra i livelli di governance istituzionale. La banca dati Conti pubblici territoriali del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo (Ministero per lo Sviluppo Economico) permette di effettuare alcune interessanti valutazioni ai fini della nostra ricerca. È così possibile disaggregare i dati delle entrate e delle spese delle Amministrazioni pubbliche per regione e per livello di governo. Ricordiamo che le Amministrazioni pubbliche comprendono le Amministrazioni centrali (Stato, Cassa Depositi e Prestiti, Enti Previdenziali, altri Enti dell’amministrazione centrale, Anas), le Amministrazioni regionali (Regioni, Aziende Sanitarie Locali, Ospedali pubblici) e Amministrazioni locali (Province, Comuni, Comunità montane, Camere di Commercio, Università, Edsu); nel corso dello studio si farà riferimento alle amministrazioni periferiche, concepite come aggregazione tra il livello regionale e il livello locale.

Il flusso perequativo tra i livelli di governo e le aree territoriali del Paese agisce attraverso complessi meccanismi e tiene conto di specifici parametri; tuttavia, una buona indicazione della direzione e della quantità di tali flussi può essere fornita dai dati relativi al residuo fiscale delle Amministrazioni pubbliche. Concretamente, il residuo fiscale è dato dalla differenza tra tutte le entrate (fiscali e di altra natura) che le amministrazioni pubbliche prelevano da un determinato territorio e le risorse che in quel territorio vengono spese: in questo modo è possibile evidenziare le regioni in cui la pubblica amministrazione (intesa come aggregato tra Stato centrale, Regioni ed Enti locali) è in avanzo o in disavanzo finanziario.

Nel 2012 il Veneto registrava un residuo fiscale positivo di 18.225 milioni di euro, circa 3.733 euro per abitante: è un dato che colloca il Veneto al terzo posto dopo Lombardia ed Emilia Romagna. Il gruppo delle regioni in attivo comprende anche Piemonte, Toscana, Marche, Lazio e Umbria. In una condizione di sostanziale equilibrio si trovano Liguria, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, mentre tutte le altre aree del Paese sono in deficit. In questi dati, dunque, è ben visibile l’entità dell’effetto redistributivo territoriale gestita dalla Stato centrale. Un dato su tutti appare significativo: le risorse prelevate da Lombardia, Emilia Romagna e Veneto finiscono per ripianare i disavanzi maturati in Basilicata, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, nonché a pagare l’enorme ammontare degli interessi sul debito pubblico. La perequazione è tutta qui.

La salute dei conti pubblici in Veneto non è da considerarsi un fatto congiunturale o estemporaneo, ma trova conferme anche nel lungo periodo: il residuo fiscale procapite presenta infatti valori sempre positivi e costantemente migliori rispetto al quadro nazionale.

Residuo fiscale delle Amministrazioni pubbliche. Anno 2012

milioni
di euro
euro
procapite
Lombardia +53.978 +5.511
Emilia Romagna +17.842 +4.076
Veneto +18.225 +3.733
Piemonte +10.578 +2.418
Toscana +8.342 +2.259
Marche +2.500 +1.618
Lazio +7.387 +1.329
Umbria +1.170 +1.320
Liguria +1.096 +701
Trentino Alto Adige +612 +588
Friuli Venezia Giulia -63 -52
Basilicata -384 -666
Abruzzo -875 -667
Campania -4.117 -714
Puglia -3.488 -861
Molise -292 -933
Valle d’Aosta -122 -953
Sicilia -8.908 -1.782
Calabria -4.716 -2.408
Sardegna -4.210 -2.566

Nota: le e entrate sono al netto di trasferimenti in conto corrente da UE e altre istituzioni estere, alienazione di beni patrimoniali, trasferimenti in conto capitale da UE e altre istituzioni estere e riscossione di crediti; le spese sono al netto di interessi passivi, partecipazioni azionarie e conferimenti e concessioni di crediti.

Elaborazione Unioncamere del Veneto su dati Conti Pubblici Territoriali