UN PARTITO CHE CI VOLEVA: QUELLO DEGLI SCHIAVI FISCALI

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di CARLO LOTTIERI*

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Nascono partiti a ritmo continuo: talvolta richiamandosi a gloriose tradizioni filosofico-politiche (come i variamente rifondati partiti socialisti o liberali che di tanto in tanto appaiono sulla scena) oppure sposando temi settoriali. Solitamente sono iniziative velleitarie, anche perché il sistema dei partiti è chiuso su stesso e non permette che nuove formazioni possano facilmente trovare spazio. Il Fronte di Liberazione Fiscale che ha debuttato sabato scorso a Cantù, però, potrebbe essere qualcosa di diverso: per più di un motivo.

In primo luogo, il tema. È chiaro che – come questa testata ha più volte evidenziato – stiamo davvero morendo di tassazione. La questione fiscale è la questione per eccellenza, se si vuole sperare di dare un futuro alla nostra società e alla nostra economia. È insomma urgente che vi sia chi chiede “Meno tasse, meno spesa, meno Stato, più libertà”: esattamente come recita lo slogan del neonato partito. In secondo luogo, senza inveire contro altre aree del Paese e senza voler alzare muri, questo partito si pensa lombardo e solo lombardo, ponendo l’accento sulla specifica rapina territoriale subita dalla prima regione d’Italia. Dato che ogni anno scompaiono più di 50 miliardi di euro (la differenza tra quanto i lombardi danno allo Stato e quanto ricevono in servizi locali e nazionali), è ovvio che la rivolta fiscale non possa ignorare questa dimensione regionale. Il Fronte di Liberazione Fiscale nasce dal cuore della Lombardia produttiva proprio per focalizzare l’attenzione sul residuo fiscale e sulla ridistribuzione forzosa che toglie ad alcuni territori per premiare altri. In terzo luogo, il timing e gli obiettivi sembrano quelli giusti. Nel giorno del battesimo pubblico è stato subito detto a chiare lettere che l’obiettivo sono le elezioni regionali del 2018. Ci sono insomma due anni e mezzo per costruire il consenso necessario a rovesciare gli schemi della politica attuale e porre i veri problemi al centro della discussione. Il Fronte vuole puntare sulla Lombardia e solo sulla Lombardia, consapevole che il modello da seguire è quello della Catalogna proiettata verso l’indipendenza. Perché è chiaro che se le istituzioni italiane non capiranno il messaggio e se la rapina legalizzata continuerà con questa intensità, la strada è quella di una Lombardia che fa da sé.

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Claudio Bizzozero

Tutto ciò lo si capisce ancor meglio – ed è questo il quarto punto – quando si guarda chi sono gli interpreti di questa iniziativa politica ambiziosa. Il leader è Claudio Bizzozero, divenuto primo cittadino di Cantù guidando una lista civica che ha sconfitto il centro-destra, la Lega e il centro-sinistra. Fuori dalle logiche dei partiti ed estraneo agli schieramenti tradizionali, Bizzozero ha impiegato anni a sconfiggere le logiche di appartenenza e farsi eleggere sindaco nella sua città: solo contro tutti. E al suo fianco vi sonoMarco Bassani, professore di storia delle dottrine politiche e ben noto ai lettori di questo giornale, Giacomo Consalez, ricercatore medico e professore universitario (notissimo negli ambienti indipendentisti) e Gianluca Marchi, giornalista che ha diretto varie testate e che ora è pure sotto inchiesta insieme ai “serenissimi”.

A questo punto sembra che ci siano davvero le condizioni perché il progetto possa crescere. Quanti hanno lanciato tale iniziativa hanno probabilmente compreso alcune cose: che il sistema politico italiano è alle corde e quindi è possibile che un messaggio forte e deciso possa avere successo. Se in America trionfano gli outsider Donald Trump e Bernie Sanders, se in Spagna si afferma Podemos e in Grecia spopola ogni formazione collocata alle estreme, nella laboriosa Lombardia vi sono le condizioni perché abbia successo chi chiede che i ceti produttivi vengano lasciati lavorare. E non certo è caso il fatto che il simbolo del nuovo movimento ricordi la bandiera svizzera rossocrociata.

Sembra anche azzeccata la scelta di presentare prima il problema (l’oppressione statale e fiscale) e poi, di conseguenza,la soluzione: la via “catalana” alla libertà della Lombardia. Bizzozero e i suoi non vogliono rinchiudere la Lombardia nel suo passato, nelle sue lingue e nelle sue tradizioni: vogliono però che la Lombardia possa amministrarsi da sé, tenere i propri soldi, prendersi cura della propria realtà e vivere come meglio crede. Non stupisce che in poche ore si sia già registrato un notevole interesse attorno a questo progetto politico e che in Lombardia gli indipendentisti, i libertari, gli autonomisti e i liberali seguano con grande interesse le mosse del sindaco di Cantù e dei suoi compagni di avventura. Non è facile sapere ora quanta strada riusciranno a percorrere, ma vi sono tutte le premesse perché questa novità possa causare parecchi dispiaceri ai protagonisti attuali della scena politica.

*tratto da WWW.LINTRAPRENDENTE.IT